Non è solo “metti il veleno” e vai via. Da tempo c’è un approccio regolamentato per l’effettuazione di questo tipo di interventi.
La derattizzazione professionale, la lotta contro topi e ratti ha quindi superato da un po’ di tempo l’era del semplice usare veleni a propria discrezione.
Oggi quest’operazione si basa sul protocollo IPM (Integrated Pest Management), od anche definita Gestione integrata dei parassiti.
In entrambi i casi c’è un approccio scientifico ed ecologico che privilegia la prevenzione e il monitoraggio rispetto all’uso indiscriminato di sostanze chimiche.
L’IPM si articola in tre fasi fondamentali che mirano a eliminare l’infestazione in modo duraturo e sicuro:
Prevenzione (esclusione e igiene).
È il primo passo e il più cruciale. Consiste nell’attuare misure per impedire fisicamente ai roditori di accedere all’ambiente (esclusione). Questo include la sigillatura di crepe, fessure, fori nei muri e il corretto stoccaggio di cibo e rifiuti per eliminare fonti di attrazione.
Monitoraggio e valutazione.
Prima di qualsiasi trattamento, il professionista valuta il livello di infestazione. Vengono installati punti di monitoraggio, come ad esempio le trappole a colla o meccaniche, dette anche erogatori non esca. Tutte ovviamente in punti strategici.
Questi strumenti non solo catturano i roditori, ma permettono di identificare la specie, la direzione dei percorsi e la gravità del problema.
Intervento selettivo.
Solo se le prime due fasi non sono sufficienti, si procede con l’intervento. La scelta dei rodenticidi, cioè i veleni, è mirata e limitata.
I prodotti vengono posizionati esclusivamente all’interno di erogatori di sicurezza. Sono sempre dei contenitori chiusi, per proteggere bambini, animali domestici e fauna selvatica, garantendo la massima sicurezza ambientale e sanitaria.
In sintesi, l’IPM trasforma la derattizzazione da un intervento d’emergenza a un sistema di controllo proattivo e responsabile.
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Monitoraggio e valutazione.
